Anis Amri, il sospetto di aver lanciato il Tir contro la folla del mercato di Natale a Breitscheidplatz di Berlino  è stato ucciso in una sparatoria dalla polizia di Milano. Anis Amri è stato ucciso a un posto di blocco di routine alle 3 del mattino di stanotte in Piazza I Maggio a Sesto San Giovanni. I poliziotti lo hanno fermato mentre, riferisce il ministro Minniti, «si aggirava con fare sospetto».

Amri ha tirato fuori una pistola, la stessa con la quale ha ucciso l’autista polacco del Tir, e cominciato a sparare contro gli agenti. Uno dei poliziotti, in servizio da soli nove mesi, ha poi ucciso il sospetto. L’altro ufficiale è stato colpito alla spalla non in maniera grave ed è in ospedale a Monza. Le impronte digitali confermano che si tratta del terrorista. Amri aveva trascorso diversi anni in Italia, quattro in un carcere, dove, si comincia a sospettare, si sarebbe radicalizzato. A questo punto le indagini devono rispondere alla domanda sul ritorno in Italia di Amri: aveva relazioni? Tornava a casa? Amri sarebbe arrivato in Italia in treno e passato per la Francia e poi per Torino.

Ore dopo la sparatoria, l’agenzia di stampa dello Stato Islamico, Amaq, ha pubblicato un video in cui si mostra Amri che giura fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’autoproclamato Stato Islamico.

Le immagini lo mostrano in giacca a vento nera con cappuccio su un ponte di ferro mentre esorta i musulmani in Europa a sollevarsi e colpire «i crociati». «Se Dio vuole, li massacreremo come maiali. Le persone che possono combattere dovrebbero combattere, anche in Europa», dice l’attentatore di Berlino.

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Due uomini sono stati intanto arrestati in Germania con l’accusa di pianificazione di un attacco contro un centro commerciale a Oberhausen, vicino al confine olandese. I fratelli, di età compresa tra 31 e 28 e nati in Kosovo, sono stati arrestati stamane a Duisburg.

La polizia ha detto che  l’attacco a Oberhausen era stato destinato a colpire il centro commerciale locale.
Non è ancora noto quanto avanzati fossero i preparativi per l’attacco o se ci fossero altre persone coinvolte.
Non vi è alcuna indicazione finora che gli arresti siano legati all’attacco di Berlino.

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Il ministero degli Interni tedesco è intanto sotto forte pressione per essersi fatto scappare due volte Amri: prima era stato in una moschea sospettata di essere una base di reclutamento dell’Isis (come da fotogramma in telecamere a circuito chiuso qui sopra), stesso luogo dove si è recato dopo l’attentato. Le autorità tedesche parlano di 330 persone sospettate di avere legami con reti terroristiche o di avere “simpatie”.

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