Dal 1 gennaio 2017, in Finlandia, è iniziato un esperimento sociale dalla durata biennale che prevede l’introduzione del reddito di cittadinanza per un campione di 2mila cittadini.

Più nel dettaglio, l’agenzia governativa responsabile per i servizi sociali ha selezionato un campione di 2mila disoccupati assegnando ad ognuno un reddito pari a 560 euro, invariante rispetto ad eventuali futuri percorsi lavorativi. Detto altrimenti: anche se i cittadini disoccupati del campione dovessero trovare un lavoro, riceverebbero comunque il reddito governativo.

Certo, si tratta soltanto di un esperimento – il reddito universale di cittadinanza dovrebbe in teoria essere erogato a chiunque, indipendentemente dallo status occupazionale -, ma il governo di centro destra del Primo ministro Juha Sipila, avrebbe già annunciato di voler allargare la base dei potenziali beneficiari ad altre categorie: autonomi e part-time in primo luogo.

Anche Oltremanica, in Scozia, nelle amministrazioni locali di Glasgow e Fife, si comincia a fare sul serio. Per combattere i livelli preoccupanti di povertà giovanile e fra i lavoratori del mercato nero, le due città scozzesi a guida laburista starebbero designando schemi di reddito di cittadinanza.

Il partito di governo nazionale, lo Scottish National Party (Snp) di Nicola Sturgeon, aveva già dato il suo beneplacito riguardo le nuove politiche sociali l’anno scorso. In ultimo, anche il Labour inglese di Jeremy Corbyn starebbe considerando se inserire il reddito universale di cittadinanza tra i punti programmatici del nuovo manifesto del partito.

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