Alde, Efd, Gue, S&D, Ppe. Sigle che popolano le pagine dei giornali e i nostri canali social. Quando Beppe Grillo chiede di aderire all’Alde, per esempio, e la sua proposta viene rifiutata, in molti lo deridono (un fiume di sfottò ha invaso la rete), teorizzano complotti (“non ci vogliono perché ci temono”) o restano perplessi. Ma quanti, davvero, sanno cosa sono l’Alde o l’Efd?

Dal 17 al 19 gennaio, inoltre, si aprirà la sessione per l’elezione del presidente dell’Europarlamento, a Strasburgo. Dopo che Martin Schulz ha lasciato in anticipo la carica per candidarsi probabilmente alla guida del suo Paese, si rende necessario scegliere il successore. Quest’anno il nuovo neopresidente dovrà fare i conti con i delicati dossier in capo all’Europarlamento, in tema di migrazioni, lotta al terrorismo, battaglie contro l’evasione fiscale e tutela dei diritti dei consumatori.

La corsa alla presidenza. Sono tutti italiani i principali candidati alla guida dell’Assemblea di Strasburgo: il socialista Gianni Pittella (Pd), il popolare (ex deputato di Forza Italia) Antonio Tajani ed Eleonora Forenza della Sinistra europea. Da tempo, alla luce della loro peso politico e numerico, l’elezione del presidente è figlia di un accordo tra popolari e socialisti che li porta ad alternarsi alla presidenza. In nome di questo accordo, la carica toccherebbe dunque al popolare Tajani. Ma alla guida dell’esecutivo europeo, la Commissione, c’è già un popolare: Jean-Claude Juncker. Per questo, Gianni Pittella si candida mettendo in discussione il criterio dell’alternanza. Ed ecco un’altra occasione in cui incapperete nelle numerose sigle dei gruppi europarlamentari.

Il Parlamento Ue. I 751 deputati che siedono al Parlamento europeo rappresentano gli oltre 500 milioni di cittadini europei e vengono eletti nei 28 Stati che fanno parte dell’Unione e il loro numero è determinato dalla popolazione di ciascuno Stato membro (minimo 6, massimo 96). Si riuniscono a Strasburgo o a Bruxelles e non sono raggruppati per nazionalità, ma per affinità politica, perciò (tranne i 18 indipendenti che non sono iscritti ad alcun gruppo) si distribuiscono nei 9 gruppi politici europei.

PPE

È il gruppo più numeroso (e lo è dal 1999), con 217 deputati. Europeista e di centrodestra, il gruppo del Partito popolare europeo raccoglie le forze politiche che possiamo chiamare moderate, democristiane e conservatrici. Fondato nel 1976 da partiti cristiano-democratici, ispirati da De Gasperi, Adenauer e Schumann nel secondo dopoguerra, successivamente ha visto l’adesione anche di soggetti appartenenti all’area di centro-destra. Nella loro parte di emiciclo siedono, tra gli altri, la Cdu tedesca di Angela Merkel, Les Républicains (Lr) francesi, movimento fondato da Nicolas Sarkozy, il Pp spagnolo di Mariano Rajoy e Forza Italia.

S&D

Con 189 deputati, segue il gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici. Europeista e di centrosinistra, nasce nel 2009 su proposta di Dario Franceschini. Da quel momento il tedesco Martin Schulz, presidente del Partito socialista europeo, apre il gruppo, oltre che ai socialisti, ai progressisti e democratici: il cipriota Partito democratico, il lettone Partito dell’armonia nazionale e l’italiano Partito democratico (che, poi, nel 2014, confluito nel Pse).

ECR

Il gruppo dei Conservatori e riformisti europei, raggruppa i 74 deputati di partiti conservatori di destra e di centro-destra che si dichiarano euroscettici e antifederalisti, in quanto si oppongono al federalismo europeo. Creato il 22 giugno 2009, nasce sulla scia dell’associazione Movimento per la Riforma Europea, creata dai Conservatori britannici che non intendevano più restare nel gruppo del Partito popolare europeo. Si propone di difendere la sovranità dei singoli Stati contro il federalismo europeo, si dichiara per il rispetto del principio di sussidiarietà e a favore del libero mercato per una minore tassazione e minori ostacoli burocratici. Infine, si oppone all’immigrazione illegale ed esprime forti critiche all’euro-moneta e alla burocrazia europea. Da luglio 2014 è il terzo gruppo parlamentare, è cresciuto dopo l’ingresso di nuovi partiti greci, bulgari, tedeschi e slovacchi non presenti nel precedente Europarlamento. I partiti più influenti per numero sono il Partito conservatore britannico e l’Afd tedesco. Il 17 maggio 2015 l’eurodeputato di Forza Italia Raffaele Fitto lascia il gruppo Ppe e aderisce al gruppo conservatore.

ALDE

Il Gruppo dell’Alleanza dei liberali e democratici, con 68 deputati, è la somma di due partiti europei: l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Alde) e il Partito democratico europeo (Pde). Liberale e di centro, ne avrete letto in questi giorni per aver rifiutato l’ingresso al M5s italiano. Si fonda su un rigido decalogo, il loro Programma per l’Europa. Eccolo:
1. Promuovere la pace, attraverso un’Unione nella tradizione federalista.
2. Fare dell’Ue un attore globale, superando il divario tra la sua dimensione economica e politica.
3. Aprire e democratizzare l’Unione europea.
4. Garantire i diritti fondamentali di tutti i cittadini europei.
5. Promuovere l’istruzione a tutti i livelli.
6. Rafforzare la governance economica dopo l’introduzione dell’euro.
7. Eliminare le frodi e l’eccessiva burocrazia.
8. Fare dell’Europa il leader mondiale in materia di protezione ambientale.
9. Far sì che la globalizzazione funzioni per tutti.
10. Garantire appieno il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo delle regioni europee.

GUE/NGL

Il Gruppo della Sinistra unitaria europea e della Sinistra verde nordica, conta 52 deputati uniti nella lotta all’austerità, per lo sviluppo economico sostenibile, per contenere la pericolosa ascesa dell’estrema destra e contrastare i negoziati Ue-Usa sul Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip). Con 26 donne e 26 uomini, è l’unico gruppo equilibrato sotto il profilo del genere. E ha una struttura confederale, cioè rispetta la diversità delle identità e delle opinioni dei deputati. È composto da due sottogruppi: il Partito della Sinistra Europea, socialista e comunista e l’Alleanza della Sinistra Verde Nordica, ecosocialisti del Nord Europa. Al suo interno troviamo Syriza, Podemos, Bloco de Esquerda, Front de Gauche, Linke, l’italiana L’Altra Europa con Tsipras e due indipendenti, l’irlandese Luke Ming Flanagan e l’italiana Barbara Spinelli.

Verdi/ALE

Il Gruppo Verde/Alleanza libera Europa, con 50 deputati, dal 1999 raggruppa il Partito Verde Europeo e l’Alleanza Libera Europea. Ambientalista, ecologista e regionalista, si colloca in un’area di centrosinistra e si differenzia dai verdi del Gue per l’ideologia liberal socialista.

EFD

Il Gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta, con 44 deputati, ha come base comune la contrarietà al centralismo burocratico dell’Unione europea. Euroscettico e populista di destra, ha subito una fuoriscita importante in termini quantitativi nel 2014 quando, il secondo gruppo più numeroso, la Lega Nord, è passato al nuovo gruppo fondato da Marine Le Pen. La fuoriuscita della Lega dall’Efd, dopo l’accordo con il Front National era inevitabile: il capogruppo Nigel Farage era stato chiaro: è esclusa ogni alleanza con le forze di estrema destra come quella «antisemita» di Le Pen. Dentro l’Efd però, ancora guidato dall’Ukip di Farage (22 membri), resta il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo (17 membri) che ha tentato – invano – il passaggio ai liberali.

ENF. Il gruppo Europa delle nazioni e della libertà, con 39 deputati, è la creatura di Marine Le Pen. Euroscettico e di estrema destra, si compone dei fuoriusciti dall’Efd: il Front National (Fn), l’olandese Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders e la Lega Nord di Matteo Salvini. Più – chiamati per raggiungere la soglia di 25 europarlamentari provenienti da almeno 7 differenti nazioni (necessaria per formare un gruppo parlamentare) – il Partito della Libertà Austriaco (Fpö), il polacco Congresso della Nuova Destra (Knp) del belga Interesse Fiammingo (Vb) e di Janice Atkinson fuoriuscita dallo Ukip, con il loro arrivo l’alleanza diventa un gruppo parlamentare, nel 2015. Chiedono l’uscita di ogni Paese dall’euro e la revisione dei trattati sull’immigrazione.

 

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